Una chiesa riemerge dalle acque portando con se tutto il suo triste passato

di Anna Fraddosio Commenta

Il tempio di Santiago è finalmente riemerso dalle acque qualche giorno fa, dopo 13 anni dalla sua ultima apparizione, per mostrare la sua inquietante bellezza e i resti umani che all’interno custodisce, niente di più suggestivo per i visitatori che lo vorranno visitare.

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La chiesa è risalente alla metà del XVI secolo, ed è situata sulle acque del fiume Grijava, vicino alla città di Nueva Quechula in Chiapas – Messico. Il tempio è noto con il nome di Santiago o di Quechula; l’edificio fu costruito nel lontano 1564, edificato da un gruppo di monaci sulla cosiddetta Strada dei Re, progettata dai conquistadores spagnoli e ancora in uso nel 20° secolo. Fu in seguito abbandonato tra il 1773 e il 1776 dopo l’epidemia della peste che colpì la zona.

Dal 1966, in cui fu costruita la diga di Nezahulacoyoti, la chiesa è solitamente sommersa da oltre 30 metri d’acqua, ma con la conseguente siccità che è ha drasticamente ridotto di 24 metri il livello dell’acqua, il tempio è riapparso alla luce portando con se il suo atroce e passato e gli scheletri delle vittime che ancora risiedono, da qui le tante inquietanti e fantasiose storie dei fantasmi che la risiedono.

Questa però non è la prima volta che la chiesa riemerge dalle acque: la chiesa, alta sedici metri, è riemersa anche nel 2002. In quella occasione l’acqua era talmente bassa da consentire ai visitatori di camminare all’interno. Il luogo ha di certo una visione lugubre ma al contempo davvero suggestivo; la chiesa nel sua decadenza e abbandono viene riflessa nelle acque grigie del lago, emanando un’atmosfera davvero malinconica, meravigliosa per gli amanti del gothic.

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